
“In punta di Matita”, Fausta Squatriti “In estate colgo qualche fiore nel mio giardino disegnandolo con maggiore piacere una volta seccato. Tengo vicinissimo agli occhi il fiore ormai secco nella convinzione di poterlo copiare integralmente, ma finisco per barare, e completo l’immagine a memoria, per onorare tutti i suoi anfratti e arricciature, bordini rivoltati, gonfiori e ritorni al nucleo da cui il fiore comincia. Solo così facendo, la verosimiglianza si compie. La matita è la migliore alleata per raffigurare la bellezza dello scheletro dei fiori, uso molte matite dalle differenti durezze. Alcune, particolarmente dure, le uso come uno stiletto, ortogonale al foglio, dal basso verso l’alto, in modo che s’impunti, e nella nervosità del segno che ne consegue, trovo il modo migliore per mostrare la sofferenza della bellezza. Quando la struttura del disegno sarà completata, gli spazi vuoti riempiti con un bocciolo, una foglia, un gambo inventato per collegarne altri copiati dal vero, mi sembreranno facile dedicarmi alla lisciatura, al perfezionamento dell’intero complesso di fiori, che non mi sembra mai soddisfacente. Pertanto intervengo su non pochi petali girando il foglio in modo da evitare la tentazione di andare con le ombre secondo quanto già disegnato, e compattare le precedenti stesure dando loro ancor più sensualità, nella contraddizione tra Bellezza naturale e bellezza eroica. Sono molte ore di lavoro per rialzare il tono dei grigi su foglie, boccioli, gambi, ma anche interspazi altrimenti privi di eloquenza. È un brulichio di cellule impazzite quelle che ci consegnano creature nate nella bellezza e recuperate alla bellezza quando la hanno perduta”.
Fausta Squatriti’s practice unfolded across painting, sculpture, poetry, fiction, art criticism and editorial work, holding together more than six decades of restless engagement with form and language. Her early geometric sculptures in lacquered metal gave way, over the 1970s and 1980s, to the rigorous black iron and steel cycles Sculture Nere and Fisiologia del Quadrato, before opening, from the 1990s onwards, to assemblages and image-based works in which Euclidean form encounters photographic fragments, ex-voto motifs and a sustained reflection on violence and the human condition. Between 1964 and 1986 she also worked as an editor and publisher of artists’ books and numbered editions, collaborating with figures such as Lucio Fontana, Man Ray, Cy Twombly and Niki de Saint Phalle, and produced the monumental portfolio EXACTA dedicated to international geometric abstraction.
She studied at the Accademia di Brera in Milan and held her first solo show there in 1960. From 1968 her work circulated internationally — Stockholm, New York, Tel Aviv, Caracas, Geneva, Düsseldorf, Paris — and is held in the collections of the Centre Pompidou, the Musée d’Orsay, the Stedelijk Museum, the Moderna Museet in Stockholm and the Moscow Museum of Modern Art, among others. She taught at the Fine Art Academies in Carrara, Venice and Milan and was Visiting Professor at the University of Hawaii at Manoa. She lived and worked in Milan, where she died in 2024.